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“Un Horror ci salva la giornata,è l’ultima fatica,una piccola prova con noi stessi in cui non rischiamo nulla…Questa notte andremo a scansare l’orrore, schivando di poco il comedy”

La notte è sempre perfetta. Che sia buia e tempestosa, tetra e silenziosa, tranquilla o cupa, mai si sente dire di una notte normale. C’è la notte di Natale, della notte sono i guerrieri e i giustizieri e… non so. La storia di tutti i gatti che sono grigi, la notte di Halloween… sì, ovvio che andavo da quelle parti.

Il tempo è propizio per un horror: genere fatto di generi e l’unico, probabilmente, che per essere goduto appieno necessita di un ambiente scomodo, poco rassicurante…

Per gustarsi un horror si può dire che bisogna essere a disagio, questo mica lo fai con un Western.

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Alla fine un horror ci salva la giornata: è l’ultima fatica, una piccola prova con noi stessi in cui non rischiamo nulla e, come la celebre notte, esorcizza o ci fa fare pace con i mostri.

Esistono film che tentano di spingere oltre, generando filoni, attingendo al raccapriccio, al disgusto e all’ansia più di altri.Esistono poi prodotti che fanno per noi il lavoro sporco, buttandola in commedia e ridicolo, disarmando il genere e privandolo delle sue forze.

Ma esistono casi in cui una seppur piccola variazione della ricetta genera qualcosa di nuovo.

Questa notte andremo a scansare l’orrore, schivando di poco il comedy e andando a cogliere direttamente quei film che, grazie a una cosa fuori posto, una prospettiva insolita, un elemento estraneo o una coraggiosa miscela, ci regalano un modo di approcciare diverso e un prodotto forse non unico, ma nuovo… magari mettendoci comodi, stavolta.

VITA DA VAMPIRO

-What we do in the shadows-

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La New Zealand Documentary Board ci introduce in una dimora dal carattere decisamente decadentista.

Ogni singolo membro della troupe è protetto da un crocifisso, giacché a farci strada tra stanze e corridoi, mentre ci vengono presentati i vari inquilini della piccolissima magione, c’è Viago: gentile ospite, dandy, e sorridente vampiro.

Interpretato da Taika Waititi, co-regista al suo terzo lungometraggio. Il mockumentary ci porta a esplorare il quotidiano di un gruppo di vampiri d’epoca ed estrazione differente, ognuno rappresentate un archetipo ben noto.

L’umorismo caratteristico del regista trova la sua forza nelle piccole variazioni delle ben collaudate stereotipìe comiche (già di per loro stesse efficaci) e, senza alzare o abbassare pretenziosamente il tiro, fa in modo che il semplice gioco di mettere creature sovrannaturali alle prese con turni per le faccende di casa, scelta del vestiario per uscire, litigi tra inquilini e serate mondane, funzioni sorprendentemente bene.

Forse in qualche dettaglio, abbastanza evidente, il film ricorderà una sfortunata opera seriale di qualche anno prima, ovvero Death Valley (un “Cops” ambientato in una realtà dove i mostri classici sono cosa pubblica e all’ordine del giorno), che consiglio di recuperare.

Dalla stessa opera, doveroso segnalarlo, è tratta una serie: stessi autori ma, probabilmente, nella particolare collana di film legati al regista Neozelandese è questa la perla da collezionare e, sicuramente, sfoggiare per prima.

L’occasione, direi, è perfetta.

What we do in the Shadows - Vita da vampiro

Titolo: Vita da vampiro
Originale: What We Do in the Shadows

Anno: 2014
Regia
Taika Waititi, Jemaine Clement
Cast
Taika Waititi, Jemaine Clement, Rhys Darby
Trama
Viago, Vladislav, Deacon e Petyr sono quattro vampiri di Wellington. Conducono un’esistenza più o meno normale, litigando per questioni casalinghe, quando…
Guardalo su
DVD

Alternativa: Death Valley

Per l’appunto. 22 minuti a puntata in una serie da 12 episodi, ahinoi, mai continuata.

TUCKER & DALE VS. EVIL

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Un boschetto del West Virginia, una gitarella fuori porta, un gruppo di studenti dalle caratteristiche ben riconoscibili (il figo, la “gnegnè”, il riflessivo, la tosta, l’amicone e la tranquilla… o giù di lì).

Sullo sfondo gli echi di una storia passata, un massacro avvenuto anni addietro tra quegli stessi alberi e sentieri.

Dall’altra parte, un apparentemente inquietante duo di montanari appena stanziati in una casetta poco vicino.

Quanto serve per un teen-horror-slasher standard, funzionante al minimo sindacale, è sul tavolo… non fosse per il titolo che già ci mette sulla strada giusta, non quella che sembrerebbe più ovvia.

È dai punti di vista che parte l’idea per un film che gira attorno ai clichè del genere, dove i presupposti preparano solo al gigantesco equivoco che farà da motore a tutta l’incasinata vicenda, rivoltando la ricetta solita in un esperimento totalmente riuscito.

Tucker and Dale Vs Evil, consapevolmente o meno, passa per l’horror senza declinarlo semplicemente in comedy ma strutturando la narrazione, attingendo pienamente alle caratteristiche base rispettive dello slasher e della commedia, facendovi simpatizzare per i protagonisti (e parlo proprio di simpatia: né tifo né proiezione).

Rafforzando il gioco delle prospettive (piccola chicca di rinforzo è l’uso di inquadrature proprie del thriller puro) e non disdegnando tutti gli elementi già visti ma utili all’opera così congegnata, conduce a un finale sicuro quanto atteso che, financo sul termine di un’assurda scia di sangue, saprà sbilanciarvi in un’amorevole “oooh”.

Tucker & Dale vs Evil - Locandina

Titolo: Tucker & Dale vs. Evil

Anno: 2010
Regia
Eli Craig
Cast
Tyler Labine, Alan Tudyk, Katrina Bowden
Trama
Gli affabili bifolchi Tucker e Dale si recano in vacanza alla loro baita di montagna, dove vengono scambiati erroneamente per assassini da un gruppo di studenti universitari…
Guardalo su

Netflix (Repubblica Ceca, usa una VPN!), Blu-Ray, DVD

Alternativa alla lontana: Cabin in the Woods

Film ormai celebre dove i canoni super sfruttati dei film horror sono pretesto stesso per lo svolgersi degli eventi.

I MORTI NON MUOIONO

-The Dead Don’t Die-

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Il buon commissario Robertson e il tranquillo agente Peterson indagano su una serie di strani eventi che si susseguono nella cittadina di Centerville.

Già dai primi momenti della pellicola, non lo facesse il titolo, assistiamo a una serie di indizi su ciò che i personaggi potrebbero incontrare nel film e quanto potrebbero vedere gli spettatori.

La divisione qui è necessaria poiché, sia che si intuisca qualche espediente o tecnicismo in uso, sia che si intraveda un possibile snodo narrativo, si partecipa nolenti e indolenti all’enorme messinscena orchestrata da Jim Jarmush: regista indipendente e non nuovo a ribaltamenti di generi, visioni e di intenti soliti del cinema più (prendo licenza) comune.

Difficile dover solo descrivere una trama senza rivelarne troppo del carattere dell’opera, come il parlare degli orologi all’interno del film che segnano le 8 di sera nonostante sia ancora giorno.

Problematico dover passare oltre la presenza di certi attori, ignorandone una precisa valenza all’interno della trama stessa, e d’obbligo avvisare che non si tratta di un film facile da assimilare.

Tutta l’opera è permeata di riferimenti a storie e glorie del regista, ma non sono autoreferenze fini a sé stesse, quanto funzionali al sottolinearne la visione di fondo.

La recitazione sottotono, ingessata e diffusa; la colonna sonora principale che continua a riavvolgersi e ripartire come i morti che affollano la cittadina e che non muoiono, servono a ben più della critica sul consumismo e l’omologazione, ma vanno oltre e attaccano gli stilemi stessi del cinema di genere e non, chiamando in causa e a testimone lo spettatore stesso, che ne diventa la prova (scusate il gioco) vivente.

Si potrebbe definire banalmente un film che piace o no, ma una terza via per godersi  la pellicola potrebbe essere quella di restare a osservare le reazioni dei presenti, ridendo del loro possibile disappunto o smarrimento con il prerequisito di aver già visto il film o, almeno, avuto a che fare con qualche opera di Jarmush.

Morti non muoiono - Locandina

Titolo: I morti non muoiono
Originale: The Dead Don’t Die

Anno: 2019
Regia
Jim Jarmusch
Cast
Bill Murray, Adam Driver, Tom Waits, Steve Buscemi
Trama
La tranquilla cittadina di Centerville si ritrova a dover combattere un’orda di zombie quando i morti tornano a camminare sulla terra…
Guardalo su

NowTV, Prime Video, Blu-Ray, DVD

Un alternativa: Bubba Ho Tep

Bruce Campbell è Elvis Presley.

Stanco della sua vita da star, decide di scambiarsi temporaneamente di posto con un suo affezionato sosia, a patto di tornare ai rispettivi posti una volta finita la lunga pausa.

Il sosia muore e Elvis invecchia, privo di corona e nome d’arte, in una casa di riposo insieme al buon amico JFK: attempato signore nero vittima, a suo dire, di un tiro mancino degli avversari politici che gli hanno cambiato il colore della pelle, togliendolo dai giochi.

Dovranno affrontare una mummia rediviva che miete anziane vittime, ospiti dell’ospizio.

Lì dove è forse più divertente raccontare il plot che guardare il film, c’è da mettere in guardia su un inganno: non è il solito Campbell e non è un film forsennato di azione comica e battutacce.

L’umorismo si regge esclusivamente sulle poche note stonate, dando più spazio a un film riflessivo e lento, che gioca anche sul far stridere una triste storia di rivalsa, caducità della vita e della fama, con una base completamente inadeguata, facendo finta di prendersi sul serio, per poi buttarsi in ridicolo e viceversa per tutta l’opera.

ANNA AND THE APOCALYPSE

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Ultimo giro e verso il natale con questa pellicola inglese, che ci addobba e prepara per le festività prossime.

Little Haven è il palco appena toccato dalla neve, percorso dai suoi personaggi.

Protagonisti dei liceali, come l’Anna del titolo, già proiettati verso la fine della scuola, i progetti futuri e i buoni propositi; non senza il loro carico di problemi adolescenziali, come l’approvazione di un genitore, un amore difficile da dichiarare, la realizzazione di un film e l’arduo inserimento in una nuova scuola, non coadiuvato dal severo distacco del suo quantomeno antipatico preside.

Nulla di questo va in secondo piano, piuttosto si integra e si protrae in una svolta particolare, quando un invasione di zombie assale la cittadina scozzese (e, si suppone, il resto oltre il confine).

Anna dovrà ricongiungersi (valga il senso primo e lato del termine) con il padre, aiutata dal gruppo coeso di coetanei e facendosi strada sgattaiolando, picchiando duro e cantando pezzi orecchiabili, commentati da coreografie piacevoli, nonchè ben integrate nell’azione.

Sì, perchè Anna and the Apocalypse è un musical a tutti gli effetti. ma non si faccia l’errore di giudicarlo un espediente comico: è un musical nel senso più possibilmente teatrale del termine.

È un film che sa far sorridere quando ritiene, ma che mantiene parimenti a mente una scrittura adeguata al genere primo, senza risultare eccessivamente indirizzata, come potrebbe sembrare, a un pubblico adolescenziale.

Ogni personaggio subisce un risvolto più o meno atipico, senza cercare l’originalità a tutti i costi, e ci si può divertire, ci si può commuovere,  rimanere sorpresi e arrivare fino alla fine di un film particolare, notevole e completo, restando appagati anche mentre scorrono i titoli di coda.

Titolo: Anna and the Apocalypse

Anno: 2017
Regia
John McPhail
Cast
Ella Hunt, Malcolm Cumming, Sarah Swire
Trama
Guardalo su

Netflix (Olanda e Belgio, usa una VPN!), Blu-Ray, DVD

Un’alternativa adeguata: Zombie Musical

Il corto da cui è tratta l’opera di cui sopra.

Un’altra alternativa: Dead & Breakfast

Non altrettanto curato nell’insieme e sicuramente molto più alla buona per genere e realizzazione. Dead & Breakfast segue un gruppo di sopravvissuti rintanati tra quattro mura mentre i morti, al di fuori, cantano e ballano.

Menzione d’onore

Sarebbe delittuoso, da parte mia, non chiudere con un necessario promemoria circa un film sicuramente famoso ma che, dall’alto del suo posto nell’olimpo delle sceneggiature bizzarre, trova ancora spazi vuoti di notorietà.

Nessuna anticipazione in quest’opera: spesso rovinata nell’effetto sorpesa da pubblicità, dal passaparola e dalla locandina stessa.

È probabilmente il primo film a dover aprire il tema di cui l’articolo e la mia seconda citazione, in queste sedi, al sodalizio di questi due registi (qui regista e sceneggiatore).

 A chi lo ha visto basteranno due parole: fratelli Geko.

Una storia che segue le vicende di due fratelli evasi, criminali veri, in rotta per il Messico, braccati dalla polizia e con ostaggi al seguito… Non dirò oltre se non per dilungarmi in un consiglio: guardarlo, sacrificandovi rovinandovi la vera grande sorpresa della pellicola.

Strappate recensioni, trama, immagine di copertina e fatelo pervenire libero da ogni anticipazione a chiunque non lo abbia ancora visto né sentito… sarà dura, ma ne varrà la pena.

Sto parlando di “Dal tramonto all’alba” (From Dusk till Dawn) ma mi tengo la pallottola in serbo per un’altra occasione.

Sotto il letto tutto libero, non mi resta che augurarvi una buona notte.

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